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Bardonecchia

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Arte e storia a Bardonecchia

StoriaLa storia di Bardonecchia è legata indissolubilmente alla sua posizione geografica quale punto di transito verso la Francia attraverso il colle della Scala prima, e il Frejus poi. L’origine del nome è francese, Bardonneche. Secondo gli storici, potrebbe derivare da “bardo”, poeta e cantore, o dal “bardo” per i cavalli e i muli impiegati nel passaggio delle Alpi. Ma Bardonecchia ha delle ascendenze romane, anche se non esistono tracce certe. Si sa che, sotto la dominazione di Cozio, la zona è soggetta ai saccheggi dei saraceni che, secondo la leggenda, avrebbero fondato la frazione di Rochemolles. Sempre ai saraceni, sarebbe legata la nascita dei signori di Bardonneche: uno di loro si sarebbe messo alla testa della rivolta contro gli invasori, e dopo la vittoria sarebbe diventato il signore della conca. La famiglia avrebbe origini gallo-romane e sarebbe stata nobilitata dai re carolingi.

I De Bardonneche godevano di buona considerazione presso la corte dei Delfini e dei duchi di Savoia, almeno fino al supplizio di Francesco, che viene annegato nella Durance nel 1345 perché si era ribellato al ratto di una delle sue figlie da parte del Delfino.storia Nel frattempo Bardonecchia diventa un pezzo del territorio della repubblica degli Escarton, in particolare di quello che fa capo a Oulx. Da questi anni, fino all’editto di Nantes, Bardonecchia è interessata alle guerre di religione tra valdesi e cattolici che insanguinano la valle di Susa. Per gran parte del Seicento la zona è segnata dal passaggio delle truppe francesi, comandate dal generale Nicolas de Catinat, in guerra coi Savoia. Sono anni in cui la popolazione è costretta a fornire vitto e alloggio agli occupanti, ma anche di grande integrazione tra francesi e bardonecchiesi, dimostrata dall’alto numero di matrimoni fra i soldati e le ragazze del posto. La permanenza dei francesi si chiude nel 1713 quando, col trattato di Utrecht, la valle di Susa viene annessa al Piemonte ed ai Savoia. I francesi torneranno solo all’inizio dell’Ottocento, dopo la rivoluzione e con Napoleone.

Chiesa di Sant Ippolito di BardonecchiaLa svolta che consacra la vocazione di Bardonecchia quale terra di confine, è la costruzione del traforo ferroviario del Frejus, aperto nel 1871. In questo modo il paese perde la sua caratteristica di borgo agricolo, per diventare un posto di frontiera e, grazie alla linea ferroviaria, una località di villeggiatura. La vocazione turistica nasce, infatti, alla fine dell’Ottocento, quando arrivano i primi esponenti dell’aristocrazia e borghesia torinesi e genovesi. Un turismo che, in quella fase, interessa soprattutto la stagione estiva.

Dovrà passare tutto l’Ottocento perché si comincia a parlare anche di turismo invernale. Nel 1908 viene fondato lo Sci club Bardonecchia e nel 1911 i fratelli Smith danno spettacolo coi salti dal trampolino in una zona che poi prenderà il loro nome, Campo Smith. Nel volgere di qualche anno, il paese si trasforma, diventando una nota località turistica frequentata, tra l’altro, dallo statista e più volte presidente del Consiglio Giovanni Giolitti, che alloggiava a casa Suspize, oggi abbattuta. Con la seconda guerra mondiale le attività turistiche si fermano.

Col trattato di pace del 1947 Bardonecchia perde la valle Stretta, ceduta ai francesi. Nel secondo dopoguerra il paese sviluppa la sua vocazione turistica con la proliferazione degli alberghi e poi delle seconde case. Contemporaneamente, all’economia di Bardonecchia contribuisce la presenza del personale impiegato negli uffici della dogana, che resta in servizio fino al 1993, quando entra in vigore nei paesi dell’Unione europea la libera circolazione delle merci. Un ulteriore rafforzamento della sua vocazione quale zona di transito, si ha nel luglio del 1980 con l’apertura del traforo autostradale del Frejus e poi col completamento dell’autostrada a metà degli anni ’90.